Password dimenticata? Nome utente dimenticato? Registrati
BLOG
Predatrici con le radici...

Le piante carnivore affascinano l'immaginazione dell'uomo. L'idea che un vegetale possa inghiottire un animale è qualcosa di inconcepibile, che potrebbe accadere soltanto nel fitto di una giungla tropicale in cui sarebbe meglio non perdersi. Nella realtà, le cose vanno molto diversamente, e per vedere una pianta carnivora nel suo habitat naturale non dobbiamo fare poi così tanta strada...  

Esistono al mondo circa 600 specie di piante carnivore, di cui 27 in Italia. La carnivorosità è una caratteristica tipica di essenze adattate ad habitat estremi, dove le sostanze nutritive, ed in particolare il calcio e l'azoto, sono limitanti; al contrario, la luce è molto abbondante. In tali condizioni, la pianta investe parte delle energie nella produzione di trappole, per catturare e digerire diversi tipi di animali - solitamente insetti e piccoli vertebrati - i cui muscoli, sono infatti ricchi di calcio ed azoto. Altre specie, si limitano invece a raccogliere le feci di piccoli mammiferi della foresta, come tupaie o pipistrelli. Le piante carnivore, malgrado la loro diffusione in tutta la fascia temperata e tropicale, risultano piuttosto rare e localizzate. Si possono rinvenire in torbiere, paludi o ai margini dei deserti, dove la luce è abbondante ma, a causa di pH troppo bassi o caratteristiche particolari del suolo, i sali minerali (ed in particolare l'Azoto), sono scarsi, inaccessibili o assenti. Solo in tali condizioni, risulta vantaggioso sottrarre parte dell'energia alla crescita ed alla riproduzione per costruire trappole tanto elaborate quanto efficenti. Alcune specie possiedono trappole a tagliola, come la venere acchiappamosche (Dionaea muscipula); altre hanno foglie appiccicose, come le Pinguicola e le Drosera. Un ultimo tipo di trappola è "l'Ascidio", derivante dall'arrotolamento e conseguente fusione dei margini fogliari, come in Sarracenia, o dall'estensione della nervatura principale della foglia, come in Nepenthes.

Siete curiosi di conoscere queste piante più da vicino? Presso Welcome to the Jungle Temporary Lab, potrete ammirare alcune tra queste particolarissime ed uniche essenze, nonchè saperne di più circa la loro coltivazione in appartamento... Vi aspettiamo!!!

 

Dionaea muscipula

 

Autore foto: NoahElhardt 


 
Predatrici con le radici...

Le piante carnivore affascinano l'immaginazione dell'uomo. L'idea che un vegetale possa inghiottire un animale è qualcosa di inconcepibile, che potrebbe accadere soltanto nel fitto di una giungla tropicale in cui sarebbe meglio non perdersi. Nella realtà, le cose vanno molto diversamente, e per vedere una pianta carnivora nel suo habitat naturale non dobbiamo fare poi così tanta strada...  

Esistono al mondo circa 600 specie di piante carnivore, di cui 27 in Italia. La carnivorosità è una caratteristica tipica di essenze adattate ad habitat estremi, dove le sostanze nutritive, ed in particolare il calcio e l'azoto, sono limitanti; al contrario, la luce è molto abbondante. In tali condizioni, la pianta investe parte delle energie nella produzione di trappole, per catturare e digerire diversi tipi di animali - solitamente insetti e piccoli vertebrati - i cui muscoli, sono infatti ricchi di calcio ed azoto. Altre specie, si limitano invece a raccogliere le feci di piccoli mammiferi della foresta, come tupaie o pipistrelli. Le piante carnivore, malgrado la loro diffusione in tutta la fascia temperata e tropicale, risultano piuttosto rare e localizzate. Si possono rinvenire in torbiere, paludi o ai margini dei deserti, dove la luce è abbondante ma, a causa di pH troppo bassi o caratteristiche particolari del suolo, i sali minerali (ed in particolare l'Azoto), sono scarsi, inaccessibili o assenti. Solo in tali condizioni, risulta vantaggioso sottrarre parte dell'energia alla crescita ed alla riproduzione per costruire trappole tanto elaborate quanto efficenti. Alcune specie possiedono trappole a tagliola, come la venere acchiappamosche (Dionaea muscipula); altre hanno foglie appiccicose, come le Pinguicola e le Drosera. Un ultimo tipo di trappola è "l'Ascidio", derivante dall'arrotolamento e conseguente fusione dei margini fogliari, come in Sarracenia, o dall'estensione della nervatura principale della foglia, come in Nepenthes.

Siete curiosi di conoscere queste piante più da vicino? Presso Welcome to the Jungle Temporary Lab, potrete ammirare alcune tra queste particolarissime ed uniche essenze, nonchè saperne di più circa la loro coltivazione in appartamento... Vi aspettiamo!!!

 

Dionaea muscipula

 

Autore foto: NoahElhardt 


 
Tutti fuori dall'acqua(?)!

Nella cultura di massa sono spietati predatori, in grado di spolpare in pochi minuti una mucca o, perchè no, un uomo vivo. Animali assolutamente da evitare, così come i luoghi in cui nuotano. Ma è davvero così? Il Piranha dal ventre rosso (Pygocentrus nattereri), abita le acque calme e paludose di fiumi, torrenti e laghetti, nel bacino del Rio delle Amazzoni, nei fiumi Paraguay-Paraná, nonchè nei fiumi costieri del Brasile nordorientale e nel bacino del fiume Essequibo. Si tratta di pesci che raramente superano i 30 cm. Il corpo è alto e compresso lateralmente. La colorazione varia sia con l'età che tra individui delle stesse dimensioni. Generalmente, sotto i 10 cm possiedono una livrea argentea costellata di piccole macchie nere, ed hanno le pinne trasparenti. Crescendo, la livrea diventa grigio-verdastra, con le scaglie dei fianchi vivacemente iridescenti. La gola ed il ventre sono rosso vivo, mentre le pinne sono grigie con chiazze nere, tranne le pettorali e le ventrali, che sono rosse; a volte, anche la pinna anale è orlata di rosso. I Piranha dal ventre rosso formano branchi numerosi, all'interno dei quali si instaura una gerarchia tra individui di differenti dimensioni. Il comportamento è alquanto imprevedibile: malgrado l'aspetto minaccioso, si tratta di pesci molto paurosi, che, se spaventati, possono nuotare freneticamente sbattendo contro gli oggetti sommersi, nel tentativo di scappare da ciò che reputano un pericolo. Le forme giovanili sono attive durante le ore diurne, mentre gli individui più grandi tendono a concentrare le attività di caccia e foraggiamento all'alba e al tramonto. Sono prevalentemente carnivori, nutrendosi sia di conspecifici più piccoli che di altri animali; tuttavia, non è raro che si nutrano anche di vegetali, come piante, frutta e semi. In definitiva, i terribili Piranha di molti capolavori Hollywoodiani svolgerebbero, all'interno dell'ecosistema di cui fanno parte, l'importante ruolo di spazzini, rimovendo rapidamente organismi morti, malati, o debilitati.

 Pygocentrus nattereri all'acquario di Guadalupa

Se volete conoscere più da vicino questi meravigliosi ed emblematici animali, venite a trovarci presso il Temporary Lab Welcome to the Jungle!!! Trovate tutti i dettagli sul sito http://www.welcometothejungle.eu/ 

Vi aspettiamo numerosi!!!

 


 
02 Ott 2015
Gli "scherzi" dei caprioli
Scritto da Diego Sala

Che piacevole sensazione, passeggiare in un bosco e sentire tutti i rumori della natura. Il canto degli uccelli tra gli alberi, il fruscìo del vento tra le foglie, lo scalpiccìo dei piccoli animaletti sui rami e sul terreno… poi, all'improvviso, un suono forte, simile all'abbaiare di un cane. Cupo, ripetuto, quasi minaccioso. Che sia un lupo? Possibile?

No, per fortuna. Il suono basso, roco e ritmato è con tutta probabilità prodotto da un capriolo. Questi cervidi, infatti, hanno l’abitudine di emettere un verso simile all’abbaiare di un cane in diverse situazioni. Ad esempio, quando si sentono minacciati o si insospettiscono per un rumore di cui non capiscono l’origine, oppure quando sono sottoposti a stress (e quindi l’abbaiare è una sorta di sfogo per l’accumularsi della tensione). I caprioli maschi, inoltre, emettono il caratteristico “scrocchio” (il termine tecnico di questo verso) soprattutto come segnale di demarcazione territoriale.

Capriolo (Capreolus capreolus) - maschio adulto 

 

Niente paura, quindi. Il suono roco e ripetuto non proviene da un lupo, ma da un docile ruminante che, a volte, fa la voce grossa.  

Per osservare l’ambiente in cui vivono i caprioli, venite a trovarci all’ Oasi WWF Bosco di Vanzago

 

 

 


 
01 Ott 2015
Le mantidi al ForestLab!
Scritto da Diego Sala

Qualcosa di temibile si cela tra le fronde del ForestLab... arrivano le mantidi! L'evento "Deceptio Mantis" vi porterà a scoprire i segreti di queste predatrici dei nostri prati, in tutte le loro forme e colori. 

 

locandina

 

Le Mantidi - anche conosciute come “Mantidi Religiose” - sono insetti emblematici che da sempre  suscitano fascino e talvolta timore nell'uomo. Nei fatti, le Mantidi si possono considerare le vere e proprie “Regine dei prati”. Si tratta di formidabili predatori d'attesa che, nell'area Euro-Mediterranea vivono perlopiù nei prati e negli ambienti semiaridi di macchia mediterranea. La forma slanciata, il capo triangolare estremamente mobile, in grado di seguire ogni vostro movimento, e le peculiari zampe anteriori - chiamate raptatorie - conferiscono a questo animale un aspetto tanto regale quanto ipnotico.

 

Malgrado tutti conoscano “quella verde”, la Mantis religiosa, e le sue abitudini cannibalistiche (specialmente da parte delle femmine nei confronti dei partners), in Italia vivono oltre una decina di specie, il cui stato di conservazione è in molti casi minacciato dalla distruzione e dalla frammentazione degli habitat ad opera dell'uomo. Inoltre, i mesi di Settembre/Ottobre (anche Novembre per le località dal clima più mite), corrispondono al periodo riproduttivo, in cui le femmine depongono le uova, inglobandole in caratteristici “astucci” chiamati ooteche; è molto importante non catturare e non disturbare le mantidi in nessuna maniera, in quanto sarà proprio grazie alle ooteche che, la prossima primavera, una nuova generazione di mantidi potrà venire alla luce. E nel mondo? Nel mondo esistono oltre 2500 specie, dalle forme, colori e tipi di mimetismo più disparati. Ecco quindi una “Mantide violino indiana” (Gongylus gongylodes), piuttosto che una “Mantide foglia secca africana” (Phyllocrania paradoxa).

 

Mantide foglia secca africana (Phyllocrania paradoxa) 

 Mantide foglia secca africana (Phyllocrania paradoxa)

 

 Mantide religiosa (Mantis religiosa)

 Mantide religiosa (Mantis religiosa)

 

 Gongylus gongylodes

 Mantide violino indiana (Gongylus gongylodes)

 

Il progetto di studio ed allevamento Mantidi Lovers Italia nasce nel lontano febbraio 2012, ad opera di Ilaria Porcu & William Di Pietro, studenti universitari, nonché appassionati di questo piccolo grande mondo. Oltre all'allevamento e alla riproduzione di diverse specie tropicali, studiano le mantidi italiane e promuovono, mediante eventi di diversa natura, la loro tutela e l'importante tematica dell'educazione ambientale. Se siete interessati ad approfondire l'argomento, non perdetevi “Deceptio Mantis”, il loro prossimo laboratorio didattico con animali vivi, nel magico contesto della Serra delle Farfalle “Forest Lab”, in collaborazione con Associazione Idea!

Per maggiori dettagli, si veda la locandina allegata.


( 0 Votes )
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 5

 set   Ottobre 2017   nov

DLMMGVS
  1  2  3  4  5  6  7
  8  91011121314
15161718192021
22232425262728
293031 
Julianna Walker Willis Technology


Joomla - Realizzazione siti web